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L'Anno della Fede del 1967-68 fu indetto il 22 febbraio 1967 da Paolo VI con l'Esortazione Apostolica Petrum et Paulum Apostolos.

L'Anno della fede, che si estese dal 29 giugno 1967 al 29 giugno 1968, volle celebrare il XIX centenario del martirio a Roma degli apostoli Pietro e Paolo.

 

Contesto e preparazione

All'inizio del 1967 il Concilio Vaticano II si era concluso da poco più di un anno, ma regnava "un certo disagio, un'atmosfera di freddezza e anche di delusione, quale segue solitamente i momenti di gioia e di festa"[1].

Storture dottrinali e pseudoaggiornamenti culturali si alimentavano tra laici ed ecclesiastici sotto il pretesto dell'apertura al mondo[2], secondo la puntuale messa a fuoco di Jacques Maritain in Le paysan de la Garonne. Secondo Maritain la risposta a tale situazione doveva essere, da parte del Papa, la redazione di una "professione di fede completa e dettagliata, nella quale sia esplicitato tutto ciò che è realmente contenuto nel Simbolo di Nicea"[2]; Maritain espresse questa idea al cardinale Charles Journet, che si incaricò di presentarla al Papa.

Anche il teologo domenicano Yves Congar era convinto, e l'aveva comunicato a Paolo VI, che fosse secondo tradizione promulgare un nuovo Simbolo di fede dopo che si era tenuto un Concilio ecumenico. Nel giugno 1964, davanti alle sue insistenze, il Papa aveva chiesto allo stesso Congar di prepararne un testo, ma il risultato non aveva convinto Paolo VI, che, pur apprezzando il tono biblico della bozza di Congar, aveva di fatto accantonato il progetto[2].

Paolo VI pensò quindi a un anno tutto incentrato sul Credo[2], e con l'Esortazione Petrum et Paulum Apostolos (22 febbraio 1967) indisse l'Anno della fede. Nel documento chiese ai Vescovi di compiere più volte, durante quell'anno speciale, una proclamazione solenne del Credo "coi preti e i fedeli, secondo l'una o l'altra delle formule in uso nella Chiesa Cattolica".

Nelle catechesi e nelle omelie dei mesi tra l'annuncio e l'apertura dell'Anno della fede, il Papa suggerì a più riprese a tutta la Chiesa l'urgenza di ripetere l'atto di fede:

«Non crediate di avere la fede se voi non aderite al Credo, al simbolo della fede, cioè alla sintesi schematica delle verità di fede.» (Paolo VI, Udienza generale, 31 maggio 1967)

 

Lo svolgimento

Aperto l'Anno della fede il 29 giugno, dal 29 settembre al 29 ottobre, si riunì a Roma il primo Sinodo dei Vescovi, nel quale si sottomise al Papa anche il desiderio della stesura di una dichiarazione sulle questioni della fede[2], una regola della fede che permettesse al popolo cristiano di distinguere con chiarezza ciò che appartiene alla fede cattolica e ciò che è speculazione teologica o anche semplice opinione privata[2]. D'altronde nell'ottobre 1966 c'era stata la presentazione, da parte del cardinale Bernard Jan Alfrink, del Catechismo Olandese, che suscitò una vasta polemica nella Chiesa per alcune sue posizioni dottrinali.

Il 14 dicembre 1967, il cardinale Journet venne ricevuto da Paolo VI, e ne approfittò per rinnovargli il suggerimento di pubblicare, per la fine dell'Anno della fede, un qualche grande documento per orientare quelli che volevano rimanere nella Chiesa. Il Papa gli rispose che qualcuno aveva già suggerito una simile prospettiva alla fine del Concilio, e ricordò espressamente il progetto - accantonato - del Congar, ma chiese al Journet: "Preparatemi voi uno schema di ciò che voi pensate debba essere fatto"[2]. Questi si fece aiutare dal Maritain, e ne uscì la bozza del Credo del Popolo di Dio che Paolo VI proclamò solennemente il 30 giugno seguente, alla chiusura dell'Anno della fede.

 

 

Note:

[1] Joseph Ratzinger, conferenza tenuta a Bamberg, luglio 1966.

[2] 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 2,5 2,6 Gianni Valente (2008).