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Padre Giovanni Roncari è un OFM cappuccino, docente di storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, Firenze, licenziato in Storia Ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma.

Un altro incontro un po' più complesso sul tema del Concilio.

L'incontro inizia come al solito con la preghiera per la Fede di Paolo VI (clicca per leggere): per essere più sintetici si è deciso di tagliarla dal filmato. Anche questa volta viene recitata a due cori. Questa volta si fa particolare riferimento al 4° paragrafo.

Chi è interessato, anche solo per farsi un'opinione diretta,  può leggere (cliccando sul titolo) la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa  GAUDIUM ET SPES  (o dal SITO VATICANO).

 

 
 

PER LEGGERE LA “GAUDIUM ET SPES”

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore…” (GS, 1)

E’ il documento più lungo e anche più complesso del Vaticano II. E, forse, è anche quello che risente di più del mezzo secolo trascorso dalla sua promulgazione. Eppure è un documento conciliare che contiene insegnamenti validi anche per la chiesa di oggi e di sempre. La presente scheda è solo un tentativo per aiutare la lettura di questa costituzione pastorale (così si autodefinisce), tentativo certamente incompleto e opinabile e che non sostituisce la lettura del testo.

Per capire l’origine di questo documento è necessario fare un passo indietro e ricordare come le Commissioni Preparatorie del concilio avevano elaborato molti schemi per le future discussioni in assemblea, riguardanti i più svariati argomenti ecclesiali. Si aveva l’impressione di una frammentazione, della mancanza di un filo conduttore che non poteva essere il semplice aggiornamento. Anche la successiva Commissione Centrale, che rielaborò gli schemi (riducendone fra l’altro il numero) avvertì  questa mancanza. Quegli schemi e progetti avevano bisogno di un fine comune che li legasse insieme in maniera profonda e non strumentale. La Chiesa è il terreno comune necessario perché ogni altro progetto abbia valore e possa compiersi:

la Chiesa convocata dalla Parola di Dio e in ascolto della stessa Parola per poterla trasmettere,(Dei Verbum) la Chiesa che accoglie il suo Signore nella liturgia e celebra le sue lodi (Sacrosanctum Concilum), la Chiesa che alla luce di Cristo suo Signore riflette su se stessa e sul suo ministero (Lumen gentium-la Chiesa ad intra) e in fine la Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes-la Chiesa ad extra). Questo è il grande progetto conciliare. Tutti gli altri documenti sono riducibili a queste quattro costituzioni, tanto che vengono chiamati: decreti, dichiarazioni.

Anche questo documento ebbe una gestazione articolata e complessa. Sintetizzando: nel gennaio 1963 furono incaricate due Commissioni, quella dottrinale e quella sull’apostolato dei laici, che insieme dovevano elaborare uno schema ,che inseguito sarà chiamato lo schema XIII, un documento, cioè, che presentasse in maniera più organica tutti quegli argomenti, sparsi in altri documenti, come la pace, il dialogo con il mondo, la vita sociale ecc..

La Commissione, alla fine di marzo del 1963, presentò un primo documento, i sei capitoli: sulla ammirabile vocazione dell’uomo, sulla persona nella società, sul matrimonio e la famiglia ,sulla promozione del progresso sociale, sull’economia e la giustizia, sulla comunità internazionale e la pace.

A molti questo schema parve eccessivo e quasi fuori luogo: era competenza del  Concilio entrare in temi così squisitamente sociali e di natura loro in continua evoluzione? Non rischiava il Concilio di dire una parola subito superata dagli avvenimenti? Non sarebbe stato più opportuno attenersi alla tradizione limitandosi ai grandi principi teologici-dommatici, il terreno proprio della Chiesa,  lasciando poi al magistero ordinario ( Papa e curia romana) il compito di calarli nella realtà storica complessa e mutevole? Queste riserve non sono trascurabili e, se non altro, costrinsero i sostenitori del testo a ben riflettere per giustificare la loro posizione. E questa possiamo così sintetizzarla. “ Il Signore è il fine della storia” (GS,45). Con questa solenne affermazione si intende dire che tutta la famiglia umana deve trasformarsi nella famiglia di Dio (GS,40). Questo avverrà perfettamente nell’ultimo giorno, ma fino da ora è il destino della umana famiglia intesa come un tutt’uno e per la quale la Chiesa è lievito e anima e, come insegna la Lumen Gentium, segno e sacramento, della presenza di Dio nella storia umana. Questa vita umana nel suo svolgersi temporale, mutevole e contraddittorio,  fatta di bene e di male (GS,37)  è di diretto interesse per la missione soprannaturale  della Chiesa che intende rivolgere la parola di salvezza a tutto l’uomo (non solo alla sua anima) e all’uomo come essere sociale e non solo individuale.

Alla luce del vangelo e dell’umana esperienza, poiché Dio parla anche attraverso i segni dei tempi, la Chiesa ricerca il dialogo con il mondo inteso come l’insieme degli esseri umani. Questo dialogo, da una parte, non è una astuta mossa propagandistica o una semplice strategia missionaria e dall’altra non è assolutamente la rinuncia ad un proprio messaggio liquefacendolo in generiche affermazioni pacifiste quasi che la Chiesa non avesse una sua proposta da offrire. È  un cammino difficile e impervio, ma la Chiesa   intende percorrerlo fiduciosa nella presenza del suo Signore :” che è morto per tutti…perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale.”  (GS,22)

Il dialogo, ha il suo fondamento nella fede nel Dio creatore e fine dell’uomo, nella dignità dell’uomo, di ogni uomo, e che non viene meno per i suoi errori e peccati. Nasce anche dalla convinzione che la Chiesa ha di poter offrire molto al mondo nel campo della dignità dell’uomo , dei suoi diritti e doveri, (GS, 41-42) e questo proprio perchè predica il vangelo (GS,3).  La stessa Chiesa riconosce e apprezza i valori ricevuti dalla storia e dalla ricerca umana, specialmente nel campo della scienza e della stessa esperienza umana. (GS, 44).

Dopo una ampie discussioni (20 ottobre-10 novembre 1964 e 28 settembre-8 ottobre 1965) la Gaudium et spes fu promulgata il 7 dicembre 1965, alla vigilia della chiusura del Concilio che si chiuse appunto l'8 dicembre.

 

Questo lo schema:

La condizione dell’uomo nel mondo contemporaneo. Unione della Chiesa con l’intera famiglia umana  Sommaria descrizione del mondo contemporaneo con le sue gioie e dolori, squilibri e aspirazioni. Gli interrogativi più profondi  dell’uomo.

Parte prima: la Chiesa e la vocazione dell’uomo:

  • Cap. I  la dignità della persona umana nn.11-22
  • Cap. II la comunità degli uomini  nn. 23-32
  • Cap .III l’attività umana nell’universo  nn. 33-39
  • Cap. IV la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo  nn. 40-45

 

Parte seconda: alcuni problemi più urgenti:

 

  • Cap. I dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione  nn.47-52
  • Cap. II la promozione del progresso e della cultura  nn. 53-62
  • Cap. III  vita economico sociale  nn. 63-72
  • Cap. IV la vita della comunità politica  nn.73-76
  • Cap. V  la promozione della pace e la comunità degli uomini  nn. 77-90
  • Conclusione  nn. 91-93

 

 

Qualche riflessione

È il capitolo quarto “ la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo” il cuore di tutto il documento e alla luce di questo capitolo va letto e compreso. È il modo nuovo, almeno dalla controriforma  e dall’illuminismo in poi, di porsi nei confronti del mondo. Non più contrapposizione frontale, ma dialogo e collaborazione. E anche servizio ad imitazione di Colui che venne per servire e non per essere servito. Ed è un modo nuovo certamente  bello e propositivo, ma che può creare anche malintesi e incomprensioni. Il concilio  intende il mondo come l’insieme degli uomini creati da Dio a sua immagine, piuttosto che il concreto simbolo dell’opposizione a Dio, per es. nella Prima Lettera di Giovanni.  Si è scelta la strada che privilegia la attenzione fraterna più che la contrapposizione, in sintonia con la proposta di papa Giovanni, nel celebre discorso di apertura del concilio “Gaudet mater ecclesia”

La GS parla molte volte della presenza e dell’azione di Dio nella storia. E’ una pista aperta che è necessario percorrere con più attenzione. La storia di Dio non coincide con la storia in senso generale. Non si tratta di accentuare la distinzione-separazione tra sacro e profano, in definitiva tra la grazia e la natura, ma di cogliere il salto di qualità che la redenzione opera nella storia umana. La lettura e il discernimento dei segni dei tempi  è una operazione quanto mai delicata, ma indilazionabile se si vuol rimanere fedeli alla legge dell’incarnazione, lasciando da parte sia il fondamentalismo che nega la storia, sia la uguaglianza tra storia umana e storia cristiana che nega la grazia e il sale evangelico.

L’uomo e il suo senso, la sua storia è al centro della GS. È lui che la Chiesa è chiamata a servire perché si realizzi compiutamente il regno di Dio. questa insistenza ha fatto parlare qualcuno come di una svolta antropologica  quasi in opposizione a quella teologica, di un umanesimo opposto al teocentrismo. Una lettura attenta del testo non autorizza questa deriva. Per GS l’uomo trova la sua più vera realizzazione nella comunione con Dio che solo Cristo rende possibile e piena. Ma il concilio insegna a valorizzare  e a guardare con simpatia le eterne domande che l’uomo si rivolge sul senso della sua vita, del suo destino. Simpatia che non significa approvazione incondizionata: problema dell’ateismo.

“ troppo ottimista, troppo sociologico, troppo occidentale”  è un giudizio che viene dall’America Latina sulla GS un po’ eccessivo, ma che forse rende, a tanti anni di distanza dalla sua promulgazione almeno una idea dei certi suoi limiti. Il mondo è molto cambiato: il sessantotto con le sue contestazioni, la guerra in Vietnam e i movimenti pacifisti,  la caduta del muro di Berlino e la fine del socialismo reale ,ma anche l’avanzamento della società consumistica con le sue feroci leggi di mercato, la globalizzazione, ma anche la nascita di movimenti identitari fino al fenomeno del terrorismo, la guerra del Golfo, le torri gemelle, l’emigrazione in massa dei popoli, i movimenti giovanili, il femminismo nelle sue varie sfaccettature, l’unione europea con il suo rifiuto di riconoscere le sue radici cristiane, il pensiero debole, tutti i problemi legati alla bioetica e alla derivante concezione dell’uomo, la tecnica che sostituisce la sapienza, l’emergere anche drammatico del problema ecologico, tutti mezzi della comunicazione sociale con le loro scottanti problematiche sulla possibilità e verità di un messaggio  ecc… questa lista potrebbe continuare a lungo. Sembrano davvero lontane le pagine della GS. Non avevano ragione quelli che diffidavano di un documento, lungo e complesso, che entrava in tante problematiche così mutevoli?

Eppure, nonostante tutto questo, la lezione della GS rimane valida. Nei primi numeri del testo si parla di mutazioni profonde sociali, psicologiche, spirituali. E si parla anche di squilibri del mondo contemporaneo: i padri conciliari non sono degli ingenui e conoscono la realtà del mondo. Al tempo stesso, i padri conciliari insegnano una relazione nuova con il mondo in nome della fede in Dio creatore dell’uomo e rinnovato in Gesù Cristo: questo rimane!  Relazione basata sul dialogo e la fiducia in quella  scintilla divina, in quella immagine e somiglianza con Dio presente in ogni uomo attraverso l’opera di Gesù Cristo; “ Egli è l’uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, perciò stesso è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime. Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo……e ciò non vale solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contato, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale”  (GS 22) E questo rimane!

Gli uomini non sono nemici da combattere, ma compagni di strada ai quali annunciare una lieta  notizia

Problemi aperti: necessità del battesimo per la salvezza, necessità della predicazione evangelica, ruolo della Chiesa, dialogo con altre fedi in Dio…. con l’ateismo odierno…